giovedì 23 giugno 2011

La storia del premio













Il Prof. Raffaele Pellicciotta, nato a Perano, medico, umanista e studioso ha realizzato, dopo una lunga ricerca storica e letteraria, la pubblicazione del “Vocabolario etimologico della lingua Frentana” (Solfanelli Editore) e quella di “Perano in Val di Sangro – Toponomastica e note storiche”, quest’ultima con il contributo della legge sull’editoria n°138/98 della Regione Abruzzo, edita dalla Noubs. Ha cercato di ricostruire la vicenda umana, culturale, linguistica e civile nel tentativo di ricomporre l’identità storica e sociale della gente della Val di Sangro per innestarla nel quadro generale della storia di tutta la Regione e, quindi, di tutta la Nazione.
Nel 2001 a ricordo del suo operato, gli viene intestato per la prima volta il Premio letterario che ogni anno, a Perano, puntualmente, con temi diversi, viene proposto all’attenzione di tutti i poeti, gli scrittori e i giovani studenti che hanno aderito numerosi.
Il 24 giugno 2008 il Premio Letterario viene insignito della medaglia d’argento dal Presidente della Repubblica.
Nel 2009, il Premio Letterario, gode del patrocinio della Presidenza del Consiglio.
Ogni anno la Regione Abruzzo, la Provincia di Chieti e il Comune di Perano hanno sostenuto economicamente questa manifestazione che ha sempre e comunque dato grande prestigio alla Regione Abruzzo.
Nell’anno corrente il Comune di Perano ha acquisito il Premio Letterario con l’intento di rafforzare e custodire nel tempo questo patrimonio culturale.
L’obiettivo principale, comunque, di questo concorso è stato sempre quello di sviluppare nei giovani la capacità di riflettere e di tornare ad un mondo più semplice e genuino dove i valori e i sentimenti di alta moralità vengono recuperati, di evitare che la propria personalità venga soppressa, appiattita la propria intelligenza ed annullata ogni volontà.
La partecipazione ha valicato i confini nazionali ed è stato accolto da tutte quelle comunità italiane che operano all’estero (Canadà, Russia, Uruguay)

martedì 21 giugno 2011

BANDO del CONCORSO

























REGOLAMENTO
Art. 1
Ogni partecipante può aderire ad una sola sezione. Per ogni sezione i partecipanti verranno suddivisi nelle due categorie Giovani e Adulti in base all’età, precisando che i partecipanti di età compresa tra i 6 e i 18 anni verranno inseriti nella categoria Giovani e quelli di età superiore ai 18 anni nella categoria Adulti.

Art. 2
Il titolo dell’opera presentata deve essere diverso dal tema generale delle tre sezioni del concorso.

Art. 3
Le opere per la sezione Racconto non dovranno superare le 5 pagine dattiloscritte e le opere per la sezione Poesia non dovranno superare le 2 pagine dattiloscritte e le opere per la sezione Fiaba non dovranno superare le 5 pagine dattiloscritte. Una pagina dattiloscritta equivale ad un foglio A4, di 35 righe massimo da circa 100 battute ciascuna.

Art. 4
Per partecipare al concorso è necessario inviare in busta chiusa il materiale di seguito elencato:
• Dieci copie cartacee dell’opera su fogli bianchi in formato A4, NON FIRMATE e NON RECANTI il nome dell’autore o alcun segno identificativo, pena l’esclusione dal concorso.

• Una copia elettronica dell’opera in formato Word o compatibili su CD-ROM oppure inviare l’opera al seguente indirizzo e-mail:
yurimoretti.90@alice.it -
ciò non esclude le copie cartacee, il coupon di partecipazione del presente regolamento, debitamente compilato in tutte le sue parti e il contributo spese di € 10,00 (dieci euro anche in busta) da inviare a:

- Segreteria Concorso “R. Pellicciotta”
Sig. Yuri Moretti presso
Comune - Piazza Umberto I
66040 Perano Chieti

Art. 5
Il materiale inviato dovrà pervenire entro e non oltre il 30 ottobre 2011.
Art. 6
I lavori inviati non saranno restituiti.
Art. 7
Il giudizio della Giuria, presieduta dal Preside Mario Gaetano è insindacabile.
Art. 8
La partecipazione al concorso comporta l’automatica accettazione del presente regolamento.
Il tema di quest’anno affronta una problematica di grande attualità:

“TUTTI CITTADINI DEL MONDO”



DESCRIZIONE DEL CONCORSO

Il concorso letterario “R. Pellicciotta”, indetto dal Comune della Città di Perano, si articola in 3 sezioni:
• Sezione RACCONTO
• Sezione POESIA
• Sezione FIABA
Ciascuna sezione è aperta a tutti, purché le opere presentate siano in lingua italiana e inedite. Ogni sezione è suddivisa in due categorie:
Categoria Giovani per i partecipanti di età compresa tra i 6 e 18anni;
Categoria Adulti per tutti coloro che abbiano un’età superiore ai 18 anni.


LA GIURIA

PRESIDENTE: Preside Mario Gaetano

Componenti della GIURIA

Preside Franco Paludi
Professoressa Adele Cicchitti
Professoressa Elena Pasquini
Professoressa Matilde Capuzzi
Maestra Filomena Di Virgilio
Dott. Francesca Calvi
Ingegnere Igor Baldacci
Studente Universitario Yuri Moretti


COMITATO ORGANIZZATIVO

Gianni Bellisario: Sindaco di Perano
Maria Pellicciotta: presidente
Luigi Baldacci: direttore artistico
Alberto Baldacci: consulente artistico
Elena Pellicciotta: consulente informatico

Segretario del Premio
Yuri Moretti




INFORMAZIONI

+393356346570
+39348879499

IL CONCORSO SCADE IL
30 Ottobre 2011

giovedì 16 giugno 2011

Perano dipinta











Questo quadro, di cm 50x70, in acrilico, è stato dipinto da Luigi Baldacci e fa parte della collezione dei venti paesi dipinti dallo stesso autore che illustrano il libro "Perano in Val di Sangro - toponomastica e note storiche" scritto da Raffaele Pellicciotta.
Oggi le venti opere sono esposte nel Museo Civico di Ateleta in una sezione dedicata all'artista.














Là è la porta dei sentieri della Notte e del Giorno,
con ai due estremi un architrave e una soglia di pietra;
e la porta, eretta nell'etere, è rinchiusa da grandi battenti…
Di là, subito, attraverso la porta,
diritto per la strada maestra le fanciulle
guidarono carro e cavalle.
E la Dea di buon animo mi accolse, e con la sua mano
la mia mano destra prese …










E’ un’esperienza singolare quella che descrive Parmenide nel suo poema “Sulla natura”, un viaggio, o più precisamente, una sorta di rapimento mistico da parte delle Eliadi, divinità fuoriuscite dalla Notte, che lo trasportano al cospetto della Dea che tutto gli rivelerà. La descrizione del viaggio, secondo alcuni studiosi, altro non è che una rappresentazione allegorica della rivelazione e dietro la figura della Dea si celerebbe, secondo Mario Untersteiner, la figura della Grande Madre propria della religiosità mediterranea preellenica o, come sostiene Luigi Ruggiu, nella molteplicità delle denominazioni della Dea si svela la dinamica di manifestazione dell’unità in molti modi, “ciascuno dei quali si mostra necessariamente connesso con l’altro e tutti insieme costituiscono la forma totale del divino (Saggio introduttivo e commento a Parmenide, Il poema della natura, Luigi Ruggiu; introduzione e traduzione di G. Reale, Milano, 1991, pag 183 s.). Parmenide, quindi, come già Omero ed Esiodo, è il ricettore di una verità rivelata, dalla divinità “a colui che sa”, l’ειδος φώς, cioè colui che già per conto suo è arrivato all’apice del sapere umano (Metafisica I. La sophia degli antichi vol. 1, Lucchetta Giulio A., Carabba, 2009). Parmenide ropone un ideale di conoscenza dove l’esperienza è quella del rapimento, del viaggio metaforico che porta lontano dalla quotidianità e, attraverso la porta, simbolo ricorrente nella pittura di Luigi Baldacci, si apre a lui un’esperienza religiosa: “l’esperienza dei deboli occhi umani che si rivolgono alla verità nascosta, di modo che tutta la vita viene trasformata”, come ha sostenuto erner Jaeger (Die Theologie der frühen griechischen Denker; trad. it. La teologia dei primi pensaPocar, Firenze, 1961). È questa l’esperienza dell’arte, l’esperienza che Baldacci propone a noi nel suo ciclo pittorico “I Paesi della Val di Sangro” un viaggio attraverso i suoi silenzi, attraverso i suoi paesaggi interiori, le metafore, i simboli, spesso inconsci, della sua mente, che ci rivelano un mondo straordinario in cui il tempo non è tempo umano, ma tempo universale e “incorrotto”, cioè privo di qualsiasi stratificazione storica o contaminazione esterna.
La sua pittura ci riporta al significato originario dell’arte, come amava ripetere Giovanni Paolo II: “L’arte è esperienza di universalità. Non può essere solo oggetto o mezzo. È parola primitiva, nel senso che sta prima e sta al fondo di ogni altra parola.
È parola dell’origine, che scruta, al di là dell’immediatezza dell’esperienza, il senso primo ed ultimo della vita”. Baldacci ci fa immergere in un universo irreale, remoto, fluttuante, frutto del suo immaginario ricco e vivace, ma anche filtrato attraverso il ricordo di qualcosa di già visto, sperimentato e sognato. “Che il segreto dell'arte sia qui?
Ricordare come l'opera si è vista in uno stato di sogno, ridirla come si è vista, cercare soprattutto di ricordare. Ché forse tutto l'inventare è ricordare!” scrisse, una volta, Elsa Morante.
La sua opera ci invita a non vedere semplicemente, ma ad osservare, cioè trasformare tutto ciò che compare sulla tela in visione attenta, in sguardo appassionato e appassionante, che attiva la partecipazione commossa della mente e del cuore. È possibile, inoltre, cogliere il profondo intento narrativo del ciclo, specialmente nei riquadri istoriati, all’interno dei quali ritroviamo elementi, tracce di una storia millenaria, una storia che passa attraverso le vie della transumanza, attraverso le chiese e le abbazie, attraverso i castelli, vestigia medievali della nostra regione;
le rocche, costruite con la pietra delle nostre montagne: la pietra che ben rappresenta il carattere pregnante della nostra terra, “forte e gentile”; anche la pietra, infatti, nonostante la sua durezza, si presta ad essere lavorata dalle pazienti mani degli artigiani e scalpellini della Majella; attraverso il mare e le colline dorate. Una storia di gente semplice, di pastori, di contadini, ma anche di abili artigiani e artisti che con la loro opera nel corso dei secoli hanno contribuito a scriverla.
Un filone pittorico, quello narrativo di Baldacci, che si rifà al didascalismo e miniaturismo medievale, ma anche ad una tradizione meno colta e popolare: quella dei pannelli o “cartelloni” che raffiguravano le scene salienti dei racconti che i cantastorie siciliani, portavano con se nei loro spostamenti nelle piazze dei paesi.
Un’ultima nota meritano i colori, guizzanti e debordanti, anche quando circoscritti in perimetri particolari che rischierebbero di limitarne la portata cromatica. Molti critici hanno rilevato come il colore sia la cifra qualificante della pittura di Luigi Baldacci. Sono i verdi dei boschi e delle distese erbose, i gialli e gli arancioni dei riflessi del sole nei meriggi, il blu dei mari, dei laghi e dei fiumi, i bianchi delle gelide nevi, i marroni delle foglie autunnali, a disegnare i silenzi interiori del Maestro e a tratteggiare, con dolce poesia, un “liturgismo illuministico”, che ricorda molto i colori accesi ma al tempo stesso pacati, quasi solari, aspaziali e atemporali delle icone orientali. Ed è in quest’iconostasi di colori e sfumature che si può cogliere l’anelito all’infinito e l’attesa profonda della religiosità di Baldacci, l’aspirazione a restituire l’uomo alla sua immensità e dignità, regalandoci la gioia dell’incontro con l’arte, come, splendidamente Franca Minnucci, ha sottolineato: “Baldacci ci regala il miracolo di questo incontro, il palpito sottile di un’arte che procura profondi turbamenti perché ci racconta il tempo e lo spazio prima che tutto avvenga.






È lì che il Maestro conduce la sua ricerca di uomo e di artista ed è da lì forse, che tutti dovremmo ripartire. Da quella nostra originaria eternità.
In quell’“ortus conclusus” dei suoi lavori e dei suoi colori, c’è il nostro Perduto Paradiso”.


YURI MORETTI







"Perano", acquerello su carta di Luigi Baldacci eseguito nel 1983 di cm 32x24







lunedì 13 giugno 2011

Perano

Perano gode di una posizione geografica che la potrebbe rendere dal punto di vista turistico molto importante perché si trova sulla sua riva destra del Sangro, a circa 103 m sul livello del greto fluviale, e circa 250 m sul livello del mare.
La collina è dolce.
Nel lato nord-occidentale s'incunea nella piatta vallata del Sangro.
Ad oriente è bagnata dal Pianello, un torrente che nasce dalle falde di Pallano, a livello di Tornareccio, e va a gettarsi nel fiume Sangro, in tenimento di "Piana La Fara". L'ultimo terzo del suo percorso si svolge su terreno piano, in lieve pendenza verso il fiume. Nelle adiacenze di "Marchitti" è chiamato "Vallone"; e prima di incunearsi nella piatta vallata del Sangro deve superare una strettoia fra San Tommaso (contrada di Perano), e Colle della Sentinella, in località "terminuccio" ("lu fosse di lu tirminucce"), punto di obbligato passaggio.